È stato definitivamente superato il concetto che ancorava il diritto all’assegno divorzile al tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio.
Innegabile, infatti, che non era più attuale concedere l’assegno di mantenimento per garantire al coniuge economicamente più debole quel tenore di vita goduto durante il matrimonio, specialmente a seguito della crisi economica produttiva di un impoverimento generale della famiglia.
Il vecchio assegno di divorzio portava, a volte, a richieste ingiuste, costringendo un coniuge a versare a vita un contributo per l’ex, pur vedendolo diventare un estraneo, anche economicamente indipendente.
L’inversione di tendenza è arrivata direttamente dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 18287 del 11 luglio 2018, che ha effettuato un’opera di ammodernamento dell’assegno di divorzio.
Il diritto all’assegno di divorzio ha oggi la funzione di riequilibrare la situazione economica dei coniugi, a vantaggio del coniuge che risulti essere, al momento del divorzio, economicamente più debole, a seguito delle scelte familiari.
Così, il coniuge, che non disponga di redditi sufficienti a garantirgli l’indipendenza economica potrà godere dell’assegno di divorzio, inteso ora come una sorta di riconoscimento per i sacrifici sostenuti a favore della famiglia a discapito della sua attività professionale.
Gli Avv.ti Alessandra Giordano ed Elena Laura Bini dello Studio Legale Lambrate, con sede in Milano, via Felice Poggi n. 29 segnalano che “questo nuovo orientamento giurisprudenziale potrebbe generare anche assegni di divorzio concessi per periodi limitati di tempo, cioè fino a colmare la disparità economica – patrimoniale”.
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